Dall’Alpe Crot di Locana a Busano, più di cento mucche e vitelli hanno percorso ancora una volta le strade del Canavese. Una tradizione di famiglia che dura da oltre un secolo.
Per la famiglia Blessent, la transumanza è una tradizione che affonda le sue radici molto lontano nel tempo. Da generazioni la famiglia si occupa di allevamento e accompagna le proprie mucche dalla montagna alla pianura, mantenendo vivo un appuntamento che nel Canavese si ripete da oltre un secolo.
Il legame con l’Alpe Crot di Locana risale almeno al 1925, ma la tradizione è ancora più antica. Da allora, generazione dopo generazione, il ritorno dalla montagna verso la pianura è diventato un appuntamento che unisce la famiglia e che continua a rappresentare una parte importante della sua storia.
Il 3 e 4 ottobre sono state più di cento le mucche e i vitelli di Jury Blessent e di sua moglie Laura a intraprendere il viaggio. La transumanza si è svolta in due giornate: dall’Alpe Crot a Sparone il primo giorno e da Sparone a Busano il secondo.
Circa due ore e mezza di cammino per il primo tratto, affrontate a buon ritmo, con la mandria che procede lungo la strada e la famiglia al suo fianco. Dietro quelle ore ci sono però mesi e anni di lavoro, attenzione e sacrifici. Perché allevare e accompagnare più di cento animali non è soltanto una tradizione: è un impegno quotidiano che richiede presenza, esperienza e una grande passione per quello che si fa.
A rendere ancora più particolare la transumanza è il suono dei campanacci. Per chi è abituato ad ascoltarli e li ama, è un suono che non si confonde con nessun altro. I Blessent utilizzano ancora i campanacci di una volta, quelli dal suono forte e pieno, che si sentono arrivare anche quando la mandria è ancora lontana. È un suono che accompagna gli animali per tutto il percorso e che, per chi conosce questa tradizione, fa parte della transumanza tanto quanto le mucche e le persone che le accompagnano.
Jury e Laura, insieme ai fratelli di Jury, ai parenti e agli amici, affrontano ogni anno questo lungo percorso con una squadra che rappresenta diverse generazioni. È proprio questa continuità a rendere speciale la tradizione: persone che hanno imparato da chi le ha precedute e che oggi continuano a fare, con le proprie mani, ciò che è stato fatto prima di loro.
Lungo il percorso, diverse persone si sono fermate a osservare la mandria, incuriosite dalla lunga fila di animali e dal caratteristico suono dei campanacci che accompagnava il cammino.
Il tempo è stato favorevole durante le due giornate di transumanza, con belle giornate e temperature miti, che hanno accompagnato il percorso della mandria. Poi, una volta arrivati, è arrivato il momento che chiude da sempre queste giornate: stare insieme e mangiare tutti allo stesso tavolo. Una grande mangiata per concludere la fatica, ridere, raccontarsi la giornata e festeggiare un altro anno in cui la tradizione è stata mantenuta.
Per i Blessent, però, il valore della transumanza va oltre quei due giorni di ottobre. È il frutto di una storia costruita nel tempo, di generazioni che hanno dedicato lavoro e passione agli animali e alla terra. È il ricordo di chi ha iniziato prima e la responsabilità di chi oggi ha scelto di continuare.
Ed è forse proprio questo il significato più bello della transumanza: non lasciare che ciò che è stato costruito da chi è venuto prima vada perduto.
In un Canavese che cambia, vedere ancora oggi più di cento animali attraversare le strade accompagnati dal suono dei vecchi campanacci significa assistere a qualcosa che appartiene profondamente a questo territorio.
La speranza è che un giorno siano ancora i giovani a prendere in mano questa tradizione, con la stessa passione di chi li ha preceduti.
Perché per la famiglia Blessent la transumanza non è soltanto un viaggio dalla montagna alla pianura. È una storia di famiglia. È lavoro, è sacrificio, è orgoglio. È un pezzo di vita che, generazione dopo generazione, continua a camminare.
Giorgia Blessent
Testimonial di Foureyes
